Raggi di luce.

Non gli altri, bensì io

27/04/2025

Sono così tante le situazioni nelle quali la visione, la mia visione è ego-centrata.
È nuovamente tempo di un ulteriore cambio di paradigma.

 

Sento la necessità, anzi, di più, un richiamo a recepire le cose al contrario. A mettere l’altro al posto mio e io al posto suo.

Cosa intendo?

Intendo che ogni volta che me la prendo con qualcuno - questo capita maggiormente quando sono al volante e con i miei genitori - metto l’altro al posto mio, cioè credo con netta certezza che l’altro è l’inconsapevole quando invece l’ inconsapevole sono proprio io che punto il dito.

E quando credo che l’ inconsapevole è l’altro, cioè che l’altro sta dalla parte sbagliata, dal lato dell'errore, mi dimentico che non mi sto assumendo le mie responsabilità, che sto dando potere all’altro e togliendolo a me stessa. Non il potere di avere ragione, bensì il potere di essere libera da schemi mentali che incatenano nel giudizio, nel giusto o nello sbagliato.

Sono io quella che si arrabbia, che si agita e che crede di avere ragione. Sono perciò io la responsabile del mio malessere, non l’altro. L’altro è semplicemente un dono che ricevo alfine di destrutturare le mie strutture interiori.

 

Che cosa fa che io mi arrabbi con quello davanti a me che va a 30 all’ora su una strada il cui limite di velocità è 50km/h?

Oppure il contrario quando mi arrabbio con chi viaggia a 40km/h su una strada in cui il limite è di 30 km/h?

È incredibile e ha dell'assurdo!

Si tratta di due situazioni diametralmente opposte, eppure in entrambi i casi ho SEMPRE RAGIONE IO!!!

 

Che egocentrica, che superbia e che arroganza!!

 

Eppure succede e succede ancora e ancora.

E l’emozione maggiormente presente è proprio la rabbia.

Negli ultimi sei mesi noto quanto essa è presente in me tutti i giorni. Talvolta in forme leggere e passeggere, talaltre è come un razzo che sale nel cielo ad alta velocità e che spara a raffica a chi si trova nel mio mirino.

C’era un tempo in cui la rabbia era presente e non la sentivo. Poi c’è stata la fase in cui mi sono accorta della sua presenza. Dopodiché ho iniziato a percepirla a tratti. Ora sono nella fase in cui la vedo abbastanza velocemente. Il che mi da la possibilità di cambiare la rotta dei miei pensieri e talvolta anche chiedere perdono - spesso interiormente - alla persona con cui mi sono arrabbiata. In questo modo sento la mente e il corpo che si rilassano e noto una maggior facilità nello stare con la situazione per quella che è.

 

Il punto però è questo: sento la chiamata a mettere l’altro nella posizione della realtà dei fatti e me stessa in quella di chi non è consapevole.

 

Di cosa non sono consapevole?
Del fatto che la situazione in cui mi trovo è quella che è e che io ne sono parte e posso scegliere come viverla.
Posso scegliere.
Posso scegliere di non mettermi nella posizione della vittima. Ecco il cambio di paradigma.

Sì, poiché pensare di avere ragione a tutti i costi - almeno per quell’attimo - deriva dalla credenza di sentirsi vittima di qualcuno (o qualcosa). Ed è una credenza ben mascherata dalla mente che si mette subito nella posizione di superiorità credendo di sapere e di distinguere così tra il giusto e lo sbagliato.

Inoltre vittima vuol dire per me essere e mettersi nella condizione di subire e di non avere le forze per cambiare, per agire sulla situazione, cioè su di me.


Sono io che faccio tutto da sola: mi metto nella posizione di subire, di credere cosa sia il giusto, di credere di non avere il potere di cambiare - non di cambiare la situazione esterna, bensì la situazione interiore, cioè lo stato interiore - di dissipare la mia energia inconsapevolmente, di dare maggior importanza all’altro che a me, di attivare pensieri negativi verso me stessa e l’altro, e infine detto in pochi termini: di non aver capito nulla. Hahaha!!!

A mio parere voler avere ragione a tutti i costi è  sinonimo di credere di sapere chi ha ragione e chi torto, di sentire di essersi allontanati dall'armonia interiore, ma non esserne consapevoli.

Non aver capito nulla è non essere in chiaro sulle leggi della vita, dell’universo, del Sé, del Potere Supremo, e anche essere ciechi.

 

Il cambio di paradigma è in relazione con il non puntare il dito verso gli altri, con il vedermi, il prendere coscienza che sono ego-centrata (o Patti-centrata, nel mio caso) e cambiare posizione. Essere consapevole che quella fuori luogo - fuori dal centro - sono io, non l’altro. 

Sono io che sono in disarmonia con la situazione presente. Sono io che prendo lucciole per lanterne.

Ecco perché attacco e punto il dito verso l’altro. Mi sento in fallo. E per abitudine, per educazione, per esempio ricevuto, per trasmissione non verbale, per copiatura, per atteggiamento della società nella quale siamo immersi, mi comporto come una pazza, credendo che il mio problema sia l’altro.

 

In verità sono io.

 

Sono io che non sono in contatto, che sono dentro ad un sogno, ad un mondo irreale e confuso, il cui algoritmo è l’ego-centratura.

 

E mi viene da ridere, poiché è così assurdo, eppure così reale quando succede.

Semplicemente non sono consapevole dei meccanismi inconsci che si attivano dentro di me. E questa - parlo per me - è magistrale follia. E io non voglio più essere folle, voglio essere vera.

Con me stessa, con la vita. E solo così posso esserlo con l’altro, con tutti.